Una “casa” per Narbona

Non esiste un censimento delle frazioni disabitate della montagna cuneese. Disabitate e molto spesso in rovina. Chissà quante sono! Sicuramente molte anche considerando unicamente la Valle Grana. L’elenco completo sarebbe lungo e doloroso ma basta citarne una - Narbona - per fotografare una situazione drammatica e, in molti casi, irreversibile. Basta Narbona perché questa frazione di Castelmagno, dal momento in cui è stata abbandonata dall’ultimo abitante nel 1960, ha visto crescere la sua fama, - paradossalmente perché ciò è avvenuto in parallelo con la sua rovina - divenendo un simbolo (con tanto di alone mitico o leggendario) della civiltà della montagna e del suo spopolamento.
Nonostante la rovina, i crolli e la vergognosa spoliazione che ha subito ad opera di vandali e ladri, la frazione continua a “parlare” a chi la visita, a manifestare la sua “anima” se è vero, come è vero, che anche i luoghi hanno un’anima. Molti restano vivamente colpiti dal contrasto stridente tra la bellezza delle case in puro stile alpino e i ruderi, tra i segni residui della vita d’un tempo (mobili, arredi e oggetti d’uso comune che sono rimasti) e il degrado crescente, la devastazione.
In questi decenni, ormai mezzo secolo, più d’una volta si sono levate voci per auspicarne il recupero e si sono imbastiti progetti, ma la collocazione “impossibile” di Narbona, in fondo ad un vallone laterale - bellissimo per natura e conformazione - che si diparte dall’abitato di Campomolino e prosegue sempre salendo fino alla cima del Monte Tibert, sul versante sinistro orografico, in fortissima pendenza, raggiungibile solo attraverso due sentieri difficilmente percorribili per molti mesi all’anno a causa delle valanghe, ha impedito che si arrivasse a qualcosa di concreto. La pista che partendo da Colletto e toccando Valliera e Batuira giunge fino al nucleo di Coubertrand e lì si ferma, a poche centinaia di metri dalla frazione, è l’ultimo tentativo di fare qualcosa, “disperato” però e in parte contraddittorio (perché se veramente raggiungesse la borgata potrebbe rappresentare più un pericolo per ciò che rimane che una salvezza vista la difficoltà di trovare fondi sufficienti al suo recupero e la tenacia dei saccheggiatori) e, in fondo, rischierebbe di spezzare il secolare “isolamento” di Narbona che ne è forse la caratteristica principale.
Poco si sa circa le origini di questa frazione e verrebbe da pensare che la sua posizione audace rappresenti una sfida dell’uomo alla montagna ma, in realtà, nessun vero montanaro ha mai pensato di “sfidarla”. Si tratta invece di uno splendido esempio di adattamento a una situazione estrema, in un contesto di alta montagna, che perla particolare conformazione del territorio sembrerebbe inadatto a qualsiasi insediamento umano. Ai nostri occhi “moderni” sembra davvero incredibile che in un posto simile all’inizio del Novecento vivessero 26 famiglie per 120 persone, con un centinaio dimucche (e altri animali domestici): insomma un’intera comunità, con tanto di chiesa e, per alcuni decenni, anche di scuola e che la frazione sia stata abitata per tanti secoli fino all’improvviso abbandono.
Nonostante tutto credo che sia ancora possibile fare qualcosa per Narbona prima che si trasformi in una immensa e caotica pietraia. La proposta è quella di costituire un gruppo di ricerca aperto al contributo di tutti coloro che hanno a cuore questa frazione che può essere legittimamente eletta a simbolo non solo di Castelmagno ma della Valle e della civiltà della montagna più in generale. Un gruppo che lavori facendo ricerca in vario modo e seguendo diversi filoni di indagine: raccogliendo le preziose testimonianze dei narbonesi, le fotografie specialmente le più “antiche”, studiando l’ambiente e l’architettura, la lingua e le sue particolarità, indagando le fonti storiche (documenti di archivio, parrocchiali, ecc..). Potrà poi operare per il salvataggio di ciò che è ancora presente a Narbona. Questo lavoro, svolto su base assolutamente volontaria, permetterebbe di realizzare:
- un libro collettivo dedicato a Narbona basato sui materiali reperiti dal gruppo di lavoro e ricerca rielaborati grazie alle specifiche competenze dei partecipanti;
- una ricostruzione virtuale della frazione con le tecniche più avanzate della modern a computer grafica;
- l’allestimento di una “Casa per Narbona” ricostruendo alcuni interni originali della frazione nel progettato Ecomuseo di Campomolino (collocandovi mobili, e oggetti che ancora reperibili nella frazione previo consenso dei proprietari e apposita segn alazione);
Flavio Menardi Noguera